NON ASPETTARE

Non aspettare un sorriso per essere gentile,
non aspettare di essere amato per amare,
non aspettare di toccare il fondo,
per chiedere aiuto,
non aspettare di avere molto,
per condividere un poco,
non aspettare di tagliare i ponti,
per poterli riconcigliare,
non aspettare.......................
Dal prof. Pincin Istituto Statale d'Arte "Munari" di Vittorio Veneto, dedicato ai ragazzi dell'I.P.M. di Treviso

martedì 3 settembre 2013

IL TEATRO IN CARCERE

Dal cortile del carcere si vedono le montagne. Imponenti, selvagge, a pochi metri: il rettangolo di cielo che si incontra alzando lo sguardo dalle sbarre si contende lo spazio con una natura che diventa ancora più prepotente quando si manifesta senza poter essere toccata. Così basta qualche sedia a trasformare tutto in un palcoscenico, in una scenografia che non ha bisogno di altro. Anche la porta che vede entrare gli attori ha le sbarre: si fanno forti, ma si vede che entrando in scena sono emozionati. Nei tanti mesi di prove, però, hanno imparato anche questo dell’arte del teatro: guardare al pubblico andando oltre al loro sguardo, recitare come se niente altro contasse

C’è un’ondata di emozioni che non può essere fermata. Gli attori lo sentono, e la cavalcano, il loro essere incarcerati diventa solo un significato in più. non è compassione, è stupore, è incontro. Il risultato è esaltante. Per gli attori che per un giorno sono sommersi dagli applausi.

Per il carcere stesso, che è riuscito a raccontarsi nonostante tutto. Soprattutto per gli spettatori, che si scambiano emozioni mentre la polizia penitenziaria invita gentilmente ad abbandonare la struttura. Perché la divisione inizia di nuovo, con i pensieri di chi sta tornando in cella che non saranno ascoltati all’esterno. Ma, per una volta, il contatto c’è stato. E non può che essere fertile. 

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