NON ASPETTARE

Non aspettare un sorriso per essere gentile,
non aspettare di essere amato per amare,
non aspettare di toccare il fondo,
per chiedere aiuto,
non aspettare di avere molto,
per condividere un poco,
non aspettare di tagliare i ponti,
per poterli riconcigliare,
non aspettare.......................
Dal prof. Pincin Istituto Statale d'Arte "Munari" di Vittorio Veneto, dedicato ai ragazzi dell'I.P.M. di Treviso

giovedì 19 settembre 2013

"LE FESTE"
  come forme di incontro, partecipazione, socializzazione e divertimento

Durante il periodo di tirocinio, ho assistito a una delle tante  giornate di festa, organizzate all'interno dell'IPM di Treviso. Un momento di incontro e di socializzazione, ma anche divertimento, festa e dialogo. Sono state invitate delle classi delle varie scuole del territorio, sono stati creati dei gruppi di laboratorio con i detenuti, gli studenti, gli insegnanti ed educatori. Grazie a dei temi proposti sono stati creati dei lavori molto interessanti, come cartelloni, magliette, scenette teatrali e interviste, con il coinvolgimento di tutti anche gli agenti del carcere. E' stato stimolato così l'impegno e la partecipazione di gruppo a creare dei progetti, attraverso l'incontro, il dialogo e le discussioni produttive verso il portare a termine l'obiettivo prefissato. Alla fine dei lavori, c'è stato un bellissimo pranzo tutti assieme, con musica e balli. La cosa più bella è stata non vedere più le diversità, ma una una forma di integrazione, ossia tanti ragazzi che stanno assieme e si divertono positivamente e le mura del carcere che dividono le voci di dentro da quelle di fuori, in modo simbolico sono state abbattute. Questo mi ha insegnato che  le diversità e l'emarginazione è creata dalla stessa società e dall'uomo, ma  solo attraverso l'eliminazione dei pregiudizi si entra a contatto con certe realtà che se pur difficili non faranno più paura.

martedì 17 settembre 2013

ATTIVITA' LUDICHE RICREATIVE COME FORMA DI SOCIALIZZAZIONE

Volevo parlare in questo post di tutte le attività che vengono svolte nel carcere minorile nelle ore che non sono dedicate alla formazione scolastica. Nel corso del pomeriggio infatti i ragazzi vengono coivolti in varie forme di socializzazione e di partecipazione, attraverso lo sport e lavori di gruppo svolti da volontari di varie associazioni. Viene stimolato l'impegno verso degli obiettivi, accettazione delle diversità e l'integrazione anche di chi è in difficoltà  nei vari momenti di condivisione. Le attività svolte sono la creazione e realizzazione di un giornalino, laboratori di pittura con la realizzazione di cartelloni e quadri, spettacoli di burattini e laboratori di musica. Interessante è stata la realizzazione di un corso di cinofila con personale qualificato, che ha riscontrato molto successo nei detenuti poichè grazie al contatto con gli animali, sono riusciti a  stimolare in loro l'insorgere di  quei rapporti affettivi abbandonati dagli eventi, permettendo così di ristabilire rapporti di fiducia con  l'adulto al quale si sono affidati per il recupero e rinserimento sociale. Ho potuto constatare che lo sport è stato fonte per far emergere amicizie sane e durature, infatti ogni settimana venivano svolte delle partite di calcio tra i detenuti e i ragazzi delle varie scuole nel territorio, come forma di integrazione e inclusione. Infine i ragazzi venivano comunque impegnati nel tempo libero anche nei lavori di manutenzione e di pulizia del carcere, nella preparazione dei vassoi per il pranzo e nella tinteggiatura delle varie parti comuni e delle loro celle.

domenica 15 settembre 2013

                                       LA SCUOLA
Durante il mio periodo di tirocinio al carcere minorile, ho potuto constatare che i ragazzi reclusi, nonostante molti di loro abbiano un basso livello di scolarizzazione, altri sono adirittura analfabeti, avendo superato, di gran lunga l'età per l'obbligo scolastico, vengono seguiti in un percorso di recupero. La scuola infatti è un grande supporto al carcere per questi ragazzi, che nonstante la loro situazione gli viene data la possibilità di frequentare regolarmente i corsi di scuola primaria e secondaria. Vengono seguiti da insegnanti giornalmente sia al mattino che al pomeriggio, fanno regolari lezioni con valutazioni successive per verificare il loro andamento durante l'anno. A fine corso eseguiranno i relativi esami con il consegiumento del diploma, come fossero in una normale scuola sul territorio. Grazie all'attività scolastica si permette al detenuto di riapropriarsi della propria vita attraverso l'impegno, la partecipazione e lo studio verso un  risultato finale positivo, come ottenere un diploma, utilizzabile alla scarcerazione, come progetto educativo di rinserimento sociale, politico, economico e lavorativo.

mercoledì 11 settembre 2013

 PROGETTO LIONS CLUB  TREVISO  DI  "Eleonora Duse"

Un percorso nel mondo del lavoro portato avanti da due anni all'interno del carcere minorile di Treviso.
Le finalità sono di stimolare nei giovani detenuti la voglia di ripianificare il proprio futuro sollecitando uno stile di pensiero positivo e propositivo, fornire una serie di conoscenze, capacità e competenze utili alla crescita della persona e al reinserimento sociale e lavorativo.
Obiettivi specifici sono favorire l'attività della ricerca di un lavoro come strumento di riprogettazione del futuro dopo l'uscita dal carcere. Portare delle testimonianze di professionisti all'interno dell'istituto con dimostrazioni pratiche, grazie al supporto di Unindustria Treviso e Confartigianato Treviso
Dare la possibilità di stage aziendali ai detenuti più meritevoli dopo la detenzione, per dare loro un' altra possibilità, creare così un ponte verso la legalità e il rinserimento lavorativo. Sostenere con contributi in denaro l'attività della Bottega Grafica del carcere, ma soprattuto sensibilizzare altre associazioni a sostenere e portare avanti questa importante iniziattiva del "Possibile Cambiamento positivo".

martedì 3 settembre 2013

IL TEATRO IN CARCERE

Dal cortile del carcere si vedono le montagne. Imponenti, selvagge, a pochi metri: il rettangolo di cielo che si incontra alzando lo sguardo dalle sbarre si contende lo spazio con una natura che diventa ancora più prepotente quando si manifesta senza poter essere toccata. Così basta qualche sedia a trasformare tutto in un palcoscenico, in una scenografia che non ha bisogno di altro. Anche la porta che vede entrare gli attori ha le sbarre: si fanno forti, ma si vede che entrando in scena sono emozionati. Nei tanti mesi di prove, però, hanno imparato anche questo dell’arte del teatro: guardare al pubblico andando oltre al loro sguardo, recitare come se niente altro contasse

C’è un’ondata di emozioni che non può essere fermata. Gli attori lo sentono, e la cavalcano, il loro essere incarcerati diventa solo un significato in più. non è compassione, è stupore, è incontro. Il risultato è esaltante. Per gli attori che per un giorno sono sommersi dagli applausi.

Per il carcere stesso, che è riuscito a raccontarsi nonostante tutto. Soprattutto per gli spettatori, che si scambiano emozioni mentre la polizia penitenziaria invita gentilmente ad abbandonare la struttura. Perché la divisione inizia di nuovo, con i pensieri di chi sta tornando in cella che non saranno ascoltati all’esterno. Ma, per una volta, il contatto c’è stato. E non può che essere fertile. 

giovedì 22 agosto 2013

USA: tre teenager uccidono "per noia"un ragazzo che stava facendo jogging  

 "In Oklahoma: succede che tre ragazzi erano annoiati e non sapevano come passare la serata. Allora  hanno deciso di sparare a uno studente universitario australiano, mentre faceva jogging. Stava correndo, domenica sera, nei pressi della casa della fidanzata, ha incrociato la macchina con a bordo tre ragazzi, di 17, 16 e 15 anni. I balordi hanno confessato alla polizia che dopo averlo visto camminare sul ciglio della strada, hanno deciso che sarebbe stata la loro vittima, così per gioco, per il gusto del divertimento. Quindi lo hanno seguito e gli hanno sparato. Ora rischiano il carcere a vita o la pena di morte."
Questa notizia di cronaca deve far riflettere quanto è importante l'educazione e il tramandare i valori del rispetto e della dignità, per evitare poi le conseguenze devastanti che  la reclusione porta,  su dei ragazzi così giovani. La mia riflessione è: quando uscirano dal carcere, che futuro avranno? E quanto il loro passato inciderà sulla ricostruzione di una identità individuale e socialeIl carcere per loro deve essere percorso d'impegno, progettualità verso la realizzazione dell'obiettivo della  riparazione al danno creato, altrimenti niente sarà valsa la pena!

mercoledì 21 agosto 2013

OLTRE..............

Il futuro sono le nuove generazioni, tutti assieme per costruire un mondo migliore, penso che tutti abbiamo il diritto di provare a costruire qualcosa di positivo assieme, è questo comprende anche chi ha sbagliato, che ha imparato la lezione, che solo con il sacrificio, impegno e responsabilità di ottiene delle cose fantastiche. Ai detenuti che impardo dai loro errori, essi possano ancora rimediare e  che siano i primi artefici della costruzione di un mondo nuovo dove valori e culture si incontrano.